Insieme per un’Università pubblica e democratica
Rete Nazionale Ricercatori Precari – Nodo di Torino
Ormai da tempo l’università sta vivendo una fase di profonda crisi che non è soltanto di natura
economica, ma anche istituzionale: se da un lato l’investimento nella ricerca appare fondamentale
per la ripresa economica nel nostro paese, nella realtà le scelte dei vari governi che si avvicendano
vanno in ben altra direzione. Ormai da anni ripetuti blocchi dei concorsi hanno portato ad un
assottigliamento del numero di docenti e ricercatori di ruolo, che colpisce in particolare la fascia di
ingresso alla ricerca: da un modello ideale di tipo piramidale, costituito da una larga base di
ricercatori, un più ristretto numero di associati ed una ancor più piccola percentuale di ordinari, si è
ormai giunti ad un modello “cilindrico” in cui le tre fasce si equivalgono numericamente, e, senza
un’auspicabile inversione di tendenza, si arriverà al modello a “piramide rovesciata” con
conseguenze disastrose dal punto di vista economico, didattico e scientifico per il mondo
universitario. Già ora lo scarso numero di ricercatori di ruolo, gravato anche dall’impegno didattico
al quale recentemente è stato assoggettato, non sarebbe in grado di assicurare la ricerca senza il
contributo fondamentale di uno stuolo di ricercatori precari più o meno giovani, impegnati nello
sviluppo di progetti, nella preparazione di pubblicazioni e nel tutoraggio di tesisti e studenti. Questa
schiera di collaboratori precari è molto spesso “invisibile“ all’amministrazione dell’Ateneo, poiché,
escluse le figure “ufficiali” quali dottorandi ed assegnasti di ricerca, è in gran parte reclutata
mediante borse o contratti stipulati direttamente dai dipartimenti, senza alcuna regola per quanto
riguarda diritti e stipendio minimo. Per questa folla sempre più numerosa e fondamentale per il
funzionamento dell’università, comprendente spesso ricercatori con esperienze pluriennali di ricerca
anche all’estero ed in possesso di titoli e qualifiche che ne attestano la competenza ed esperienza,
l’inserimento in ruolo nell’università è un sogno che l’ultimo decreto 112 ha contribuito a rendere
ancor più irrealizzabile.
A seguito di questa situazione, da qualche anno si è aperto un dibattito, tra i ricercatori precari
dell’università, per interrogarsi sui problemi della precarietà e per individuare soluzioni da proporre
al Ministero ed agli atenei per evitare l’implosione di un sistema che ormai non è più in grado di
reggere. In tutta Italia sono stati creati movimenti di coordinamento spontanei dei precari della
ricerca, che si sono organizzati in una rete anche a livello nazionale (Rete Nazionale Ricercatori
Precari) per far sentire la propria voce e rivendicare il diritto di veder riconosciuto e regolamentato
il loro ruolo nella ricerca, così come deve essere riconosciuto e regolamentato il ruolo di qualsiasi
lavoratore. Recentemente il nodo dei ricercatori precari di Torino, con l’appoggio delle OOSS
CGIL, CISL e UIL, ha preparato una bozza di piattaforma per regolamentare il reclutamento dei
ricercatori non strutturati, in attesa che, si spera al più presto, provvedimenti di carattere nazionale
riaprano i concorsi per il reclutamento di ricercatori di ruolo. La piattaforma proposta si basa sulle
linee guida previste dalla carta europea dei ricercatori e sulla normativa già prevista dalla legge
italiana, e chiede all’università di reclutare i ricercatori non di ruolo esclusivamente con il contratto
previsto per i “ricercatori a tempo determinato”, l’unica forma provvista di garanzie previdenziali,
salariali e lavorative, abolendo ogni altra forma di contratto parasubordinato, prive delle minime
garanzie per il lavoratore. Tale piattaforma all’inizio di giugno è stata sottoposta all’attenzione del
rettore, al quale è stata chiesta la disponibilità a partecipare ad un incontro con i ricercatori precari
per discutere del problema. Siamo attualmente in attesa di una risposta da parte del rettore.
Parallelamente alla piattaforma è stato chiesto all’ateneo di attivare un servizio di anagrafe dei
precari che lavorano per l’università, al fine di ottenere un quadro complessivo del fenomeno,
individuare le varie forme di contratti precari stipulati dai dipartimenti ed ottenere una banca dati
dei ricercatori precari in grado di riportare il curriculum completo di ogni soggetto per poterne
ricostruire il percorso e le esperienze all’interno dell’università. Durante la fase di preparazione di
questi documenti abbiamo chiesto la solidarietà dei ricercatori e dei professori strutturati, convinti
del loro sostegno in nome di un’università più democratica ed efficiente, ma la nostra convinzione è
stata delusa poiché davvero poche sono state le risposte concrete di adesione. Certi che la scarsità di
sostegno sia stata dovuta a motivi contingenti (poco tempo a disposizione per documentarsi sulle
nostre iniziative) e non ad un egoistico disinteresse per i problemi di una parte del mondo
universitario, ripetiamo l’invito ora, nel momento in cui, con l’emanazione del decreto 112, si
prospetta l’ennesimo attentato alla democrazia ed all’indipendenza dell’università. La democrazia e
la giustizia passano anche attraverso un trattamento civile ed equo di chi lavora e l’università, come
organismo che produce cultura e conoscenza, non può permettersi di sfruttare il lavoro di chi
sostiene tanta parte del suo impegno scientifico e didattico, utilizzando forme di contratto ormai
fuori legge per qualsiasi altra realtà lavorativa italiana.
Nel momento in cui il ruolo ed il significato dell’università sono messi in discussione tanto da
proporre la trasformazione dell’università in fondazione di diritto privato, in cui gli stipendi, già
magri, di professori e ricercatori sono ulteriormente penalizzati dalla riduzione degli scatti, in cui il
reclutamento dei giovani ricercatori, già minato da decennali blocchi dei concorsi, è praticamente
annullato dal blocco del turnover al 20% riferito alle unità e non agli stipendi, in un momento come
questo è necessario ed indispensabile superare gli egoismi corporativi per rivolgere i nostri sforzi
verso un obiettivo comune: difendere il ruolo dell’università all’interno della società ed iniziare un
processo di miglioramento per superare gli attuali difetti del sistema universitario, mediante riforme
proposte da chi nell’università ci lavora e non passivamente subite tramite decreti legislativi.
In considerazione di questo obiettivo comune, i ricercatori precari chiedono quindi, ai ricercatori e
professori strutturati, un aperto sostegno in vista del prossimo confronto con il rettore riguardo al
problema precarietà, impegnandosi a loro volta ad affiancare le azioni di protesta che verranno
eventualmente proposte in opposizione ai progetti del governo espressi nei recenti decreti.
Invitiamo inoltre ricercatori e professori strutturati a dialogare e confrontarsi con noi sui problemi
dell’università tramite mailing-list, forum o durante le riunioni che periodicamente il nostro
coordinamento organizza.
Torino, 10 luglio 2008
Rete Nazionale Ricercatori Precari – Nodo di Torino
mailing list: uniricercaprecarito@yahoo.it
forum: http://precariunito.freeforums.org/
