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Perchè a Pisa? Storia del precariato della ricerca

Riunione organizzata dalla RNRP e FLC Cgil

Perchè a Pisa? Storia del precariato della ricerca

Postby valebioch on Wed Jul 02, 2008 11:12 pm

“Vogliamo una vita come la loro?”

Relazione sulla situazione decennale dell’Ateneo di Pisa




Quando si analizzano le cause del dissesto strutturale in cui versano molte università italiane, capita di solito di sentirsi raccontare dagli organi locali di governo interessati (dal 1994 gli Atenei si reggono in regime di autonomia finanziaria) che il vulnus sarebbe stato provocato dalla stretta economica imposta negli ultimi otto anni dall’amministrazione centrale dello stato (a cominciare dal Ministero delle Finanze e da quello dell’Università) e che il rimedio di tutti i mali risiederebbe in un aumento degli investimenti alla ricerca rispetto al PIL finalmente adeguato agli standard europei (nel 2003, ultimo anno della rilevazione statistica, l’Italia investiva lo 0,9% del suo PIL a fronte di una media europea dell’1,4% dei paesi Ocse, risultando così al 28° e ultimo posto della graduatoria). Si deplora in sostanza la carenza di una concreta linea di sviluppo in un comparto ritenuto non a torto strategico per il rilancio del sistema paese, attribuendo alla politica nazionale la sostanza delle responsabilità e delle colpe dell’impasse.
In particolare, la delicatezza della situazione ha assunto per alcuni Atenei, fra i quali Pisa, il carattere di vera emergenza in relazione alla copertura delle spese per i salari del personale strutturato: rettori, senatori e amministratori non mancano di rilevare con la puntualità di un orologio ostinatamente fermo sull’ora del turning point che mentre fino al 2001 la crescita del Fondo di Finanziamento Ordinario era addirittura superiore agli aumenti stipendiali, o almeno seguiva l’andamento degli automatismi, a partire da quella data il Fondo di Finanziamento Ordinario è rimasto praticamente fermo in valore nominale, né pare che la situazione accenni a ristabilirsi.

Detto del difficile quadro nazionale, consideriamo qualche dato relativo agli indirizzi attuati negli ultimi anni dall’Università di Pisa, che nel frattempo ha dichiarato di aver sforato dello 0,1% il limite di spesa del 90% previsto dalla legge sull’autonomia, con la conseguenza di subire consistenti limitazioni nella liberazione e nell’impiego delle risorse derivanti dai pensionamenti (ridotte di 2/3), da cui, come si dirà più in dettaglio, è derivato il blocco parziale del turn over per il quadriennio 2007-2010.
Nel 2004, in tempi non sospetti riguardo alla messa in atto di strategie coerenti con un eventuale piano di razionalizzazione delle spese e delle scelte per il triennio successivo, la Relazione del Nucleo di Valutazione fotografava in questi termini la pianta organica del personale docente/ricercatore, frutto dell’ultima fase connessa con l’interruzione e con la successiva brusca ripresa del reclutamento fra il 1993 e il 2002: “Il numero dei PO di Pisa è dunque superiore alla media nazionale, mentre al contrario il numero dei RC è inferiore alla media. Con riferimento alle modifiche intervenute nel triennio 2001-2003, si è alzata la percentuale degli ordinari (+4%), mentre sono diminuite sia quella degli associati (-1,5%) che quella dei ricercatori (-2,6%). Il confronto con la media nazionale (variazioni rispettive: +2,9%, -1,2%, -1,7%) evidenzia tendenze simili, seppure a Pisa l’aumento dei professori ordinari e la diminuzione del numero dei ricercatori risultino leggermente più marcate”.
Dunque, già nel 2004, Pisa si distingueva per un eccesso nella fascia più alta (con un picco massimo di 638 presenze) e un parallelo deficit in quella più bassa, il quale eccesso avrebbe dovuto mettere sull’avviso gli organi locali di governo. Le percentuali registrate dal Nucleo di Valutazione indicavano in effetti una tendenza spiegabile con il fenomeno delle promozioni interne (passaggio di fascia con conseguente aumento di spesa a parità di organico), come appare confermato oggi dall’intersezione tra una fortissima tendenza alla stabilità geografica (91%) nei passaggi di carriera su scala nazionale tra il 1998 e il 2007 (vedi il recente studio analitico sull’evoluzione del sistema nazionale della docenza universitaria presentato dal prof. Paolo Rossi al Convegno del CUN Università e sistema Paese: per un governo partecipato dello sviluppo, tenutosi a Roma il 18 e il 19 giugno 2008, atti consultabili all’indirizzo http://www.cun.it/Documenti/Notizie/Atti.pdf) e la sostanziale immobilità in termini numerici assoluti (-0,43%) del personale docente/ricercatore dell’Università di Pisa nello stesso arco cronologico, anche facendo salvo il picco del +4,77/+6,19% fra il 2002-2004. Al netto del coefficiente stimato di crescita annua del 5,4% (somma dell’aumento medio stipendiale annuo del 3,4% derivante dagli adeguamenti ISTAT e dell’aumento annuo medio del 2% relativo al meccanismo automatico degli “scatti”), la massiccia politica delle autopromozioni ha comportato per il nostro Ateneo un aumento complessivo del 20% dei costi incidenti sul Fondo di Finanziamento Ordinario, per cui le spese onnicomprensive degli stipendi in dodici anni sono pressoché raddoppiate, passando dai 239 miliardi di lire del 1995 ai 465 miliardi del 2006 (pari a circa 240 milioni di euro, come da successiva tabella, di cui più di 153 milioni per il personale docente/ricercatore strutturato), pesando dunque in misura “fondamentale” – così leggiamo nella Relazione introduttiva alla Proposta di bilancio pluriennale per il quadriennio 2007-2010 presentata dal nostro Ateneo – sullo sbilancio e sullo sforamento dei limiti di spesa imposti per legge (nello stesso periodo il Fondo di Finanziamento Ordinario trasferito a Pisa dal Ministero è passato in totale da 259 miliardi di lire a 400, pari a 207 milioni di euro).


(Tratto da Pisa-Italia, viaggio nell’Università con le tasche vuote, apparso sul numero 1 dell’aprile 2007 della rivista “Strettamente Personale”, consultabile anche on line sul sito d’Ateneo, www.unipi.it).

In tal senso la miopia amministrativa, l’incapacità e la negligenza progettuale dei dirigenti del nostro Ateneo, surrettiziamente occultate dietro la retorica del “vorrei ma non posso” a causa della stretta delle sovvenzioni erogate dal Ministero, appare manifesta dal raffronto tra l’aggiornamento dei dati sul personale docente/ricercatore relativi al dicembre 2007 (“La Nazione”, Pisa, 15 giugno 2008) e l’attuale media nazionale (vedi ancora la relazione di Paolo Rossi), da cui si evince non soltanto l’inconsistenza delle misure adottate sul fronte del reclutamento rispetto ad altre università italiane, ma anche l’evanescenza – o meglio la colpevole indisponibilità – nel correggere e disciplinare l’eccessiva propensione alla promozione interna da parte del personale strutturato, con oneri non indifferenti, come si è visto, per l’intero sistema sia sul piano economico sia su quello strategico:



Ordinari
Associati
Ricercatori
Pisa dicembre 2007
616
33,9%
582
32,1%
617
34%
Media nazionale 2007/2008

32%

30%

38%
Saldo

+1,9%

+2,1%

-4%

In detto quadro di sperequazione e di sterilità nella distribuzione e nell’impiego delle risorse, il quale sembra assumere i tratti di un pericoloso processo di frattura sociale e generazionale tra over 55/60 e under 35/40, spicca il problema dei lavoratori non subordinati nelle strutture scientifiche e didattiche che, molto spesso in possesso di alte professionalità e qualifiche, da anni svolgono la loro attività in condizioni incivili di sfruttamento salariale, contribuendo in larga parte al mantenimento dei livelli di qualità scientifica e rendendo sostenibile l’offerta didattica. A questi ricercatori di comprovata esperienza (contrattisti, assegnisti, borsisti post-dottorato, professori a contratto), quantificabili (al 31 dicembre 2005) attorno alle 900/1000 unità, l’Università di Pisa destina appena 21 milioni di euro (a fronte dei 153 milioni appannaggio di 1815 lavoratori strutturati comparabili).
A conferma delle responsabilità e del vizio conservatore degli attuali organi di governo del nostro Ateneo, affatto indipendenti dai vincoli finanziari imposti dal Ministero, basti rammentare le antinomie presenti in tre provvedimenti varati fra il 2004 e il 2007.

a) Prepensionamenti incentivati
Secondo quanto illustrato nella relazione introduttiva per la proposta di Bilancio 2007 del Rettorato, per assicurare la copertura dell’incarico di un insegnamento ufficiale a quei docenti/ricercatori che negli anni 2005-2006 avevano chiesto di essere collocati anticipatamente in pensione sono stati garantiti rispettivamente, lordo amministrazione,

PO: 40.000 euro
PA: 30.000 euro
RC: 20.000 euro,

corrisposti in genere per la titolarità di uno o due corsi per un totale di 60 ore di lezione frontale pari a 10 crediti, più attività di didattica integrativa quali ricevimenti degli studenti ed esami, o in alternativa

PO: 15.000 euro
PA: 10.000 euro
RC: 5.000 euro,

per sola attività didattica integrativa, comprendente tutorati, esami, relazioni di tesi. Ai lavoratori in questione è stato offerto un contratto annuale, rinnovabile e rinnovato sino a un limite di cinque anni, in regime contrattuale di collaborazione coordinata e continuativa (dunque si badi al ferreo rispetto della gerarchia accademica anche al momento di instaurare un nuovo rapporto con l’ateneo per una posizione e per compiti eguali per tutti).
Si misuri questa insostenibile condizione di privilegio (a conferma di una falsa opzione di risparmio, per il triennio 2007-2010 l’Ateneo è stato costretto a proporre il dimezzamento degli appannaggi sovraindicati, a fronte di una rimessa entrate/uscite di oltre 200.000 euro) su quella di un docente non strutturato comparabile, il quale, a parte casi eccezionali e numerati, a Pisa guadagna in media meno di 2.500 euro lordi a semestre (per la titolarità in genere di un corso ufficiale di 30 ore di lezione frontale per 5 crediti), quasi sempre a fronte di un impegno continuativo per esami, ricevimenti degli studenti, sviluppo dei propri progetti di ricerca, per i quali egli non riceve alcun finanziamento da parte dell’Università, così restano a suo carico del prestatore d’opera le missioni connesse ai compiti richiesti dal contratto, che non garantisce alcuna tutela o diritti per malattia, maternità/congedo parentale, per non dire dell’esiguità dei contributi maturati a fini pensionistici. In qualche Facoltà non si ricorre neppure alla possibilità di rinnovo dell’incarico ammessa dai regolamenti previa valutazione dell’attività didattica svolta: ogni anno il docente già sperimentato positivamente con vantaggio del sistema deve quindi ripresentare domanda per l’attribuzione del medesimo incarico d’insegnamento, con inevitabili aggravi burocratici per il datore di lavoro e mortificazione personale per il lavoratore.

b) Ricercatori in formazione e reclutamento
In relazione alla fase di blocco dei concorsi da associato/ordinario imposta dalla riforma dell’Università varata dal ministro Moratti (Legge 230/2005), attraverso il Bilancio di previsione 2007 il Consiglio di Amministrazione e il Senato Accademico dell’Ateneo di Pisa hanno decretato autonomamente il blocco del reclutamento di nuovi ricercatori, di fatto precludendo a priori ogni adeguata ipotesi di turn over, seppur in percentuale ridotta, ad eccezione di:
a)assunzione di n. 37 ricercatori e n. 3 docenti i cui concorsi risultavano già banditi (per il 2007)
b)Bandi (anno 2008) di ricercatori corrispondenti ai ricercatori in formazione il cui bando risultava pubblicato entro il 2005 (pari a 35 unità)
c)Bandi (anno 2009) di ricercatori corrispondenti ai ricercatori in formazione il cui bando risultava pubblicato entro il 2006 (pari a 25 unità)

Riguardo ai punti b) e c), all’atto dell’espletamento di tutte le procedure concorsuali si potrà valutare la misura della corrispondenza tra i vincitori e i titolari dei precedenti contratti a tempo determinato nello stesso settore disciplinare, per valutare se, come presumibile, l’intera operazione connessa alla figura del RIF “ricercatore in formazione” (unicum pisano nel panorama delle università italiane) altro non sia che una misura calcolata e sospetta di differimento triennale nell’assunzione di nuovo personale strutturato, messa in campo da parte di un Ateneo che, come abbiamo detto, si distingue negativamente rispetto alla media nazionale proprio per la sottodimensione quantitativa dei lavoratori inquadrati nel ruolo di ricercatore.
Quanto alle contraddizioni insite nell’ideazione e nel varo della disciplina del ricercatore “in formazione” da parte dell’Ateneo, bisognerà osservare che essa, come era prevedibile, ha finito per riguardare personale in genere di molto più che comprovata esperienza (come rivela la stessa età media dei primi RIF di circa 35 anni, pressoché pari a quella nazionale dei ricercatori reclutati a tempo pieno fra il 1993 e il 2007), per il quale si è applicata una stravagante etichetta ad hoc (“in formazione”, appunto) al fine di rendere la figura assimilabile a quella del ricercatore non confermato piuttosto che a quella del ricercatore confermato, secondo quanto invece avrebbe più correttamente imposto la dicitura “ricercatore a tempo determinato”, giusta le disposizioni della Legge 230/2005, articolo 1, comma 14:

Per svolgere attività di ricerca e di didattica integrativa le università, previo espletamento di procedure disciplinate con propri regolamenti che assicurino la valutazione comparativa dei candidati e la pubblicità degli atti, possono instaurare rapporti di lavoro subordinato tramite la stipula di contratti di diritto privato a tempo determinato con soggetti in possesso del titolo di dottore di ricerca o equivalente, conseguito in Italia o all'estero, o, per le facoltà di medicina e chirurgia, del diploma di scuola di specializzazione, ovvero con possessori di laurea specialistica e magistrale o altri studiosi, che abbiano comunque una elevata qualificazione scientifica, valutata secondo procedure stabilite dalle università. I contratti hanno durata massima triennale e possono essere rinnovati per una durata complessiva di sei anni. Il trattamento economico di tali contratti, rapportato a quello degli attuali ricercatori confermati, è determinato da ciascuna università nei limiti delle compatibilità di bilancio e tenuto conto dei criteri generali definiti con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentito il Ministro per la funzione pubblica.

Ancora una volta, contrariamente a quanto s’intenderebbe spiegare agli studenti e all’opinione pubblica arrampicandosi sugli specchi di sofismi e ipocrisie, le scelte dell’Ateneo di Pisa nell’ultimo quinquennio si sono dimostrate ben più realiste e conservative rispetto agli indirizzi generali – già assai deprecabili - della politica nazionale in materia di nuove assunzioni nel comparto dell’alta formazione, come nel caso anomalo dei RIF confermano, ad esempio, gli svantaggi sul piano della retribuzione, del riconoscimento e l’impossibilità di accesso ai finanziamenti alla ricerca, appannaggio del solo ricercatore confermato, a conferma di una politica locale di mantenimento dei privilegi della vecchia generazione a scapito delle aspirazioni e delle aspettative di coloro che seguono.
Per completare il quadro si aggiunga a) che la creazione dei RIF risultava subordinata all’accantonamento vincolato e preventivo di risorse in vista dell’indizione del futuro concorso a tempo indeterminato, per il quale accantonamento si è anzitutto stabilito di erodere in modo consistente il budget destinato agli Assegni di ricerca (ridotti a 31 in tutto l’Ateneo nel 2007), sino ad allora il più tutelato fra i contratti non subordinati; b) che si è provveduto al varo della nuova figura in assenza di precise analisi sulla situazione del turn over e di una programmazione funzionale per lo meno a rendere il RIF sostitutivo rispetto ai contratti non subordinati meno tutelati, i quali anzi hanno continuato ad esistere in condizioni stazionarie e, se possibile, peggiori; c) che avendo nel frattempo denunciato lo sforamento del 90,1% sul FFO con il conseguente limite nella liberazione e nell’impiego delle risorse derivanti dai pensionamenti, come prefigurato sin dalla Proposta di Bilancio 2007-2010 l’Università si è dichiarata e si dichiara tuttora costretta – a questo punto dubitiamo se per negligente incapacità contabile o per pretestuosa finzione amministrativa – ad attingere in toto alle risorse straordinarie in materia di reclutamento stanziate dalla Finanziaria 2007 e forse confermate per il 2008 dall’attuale governo al fine di onorare gli impegni previsti sui RIF, stravolgendo così lo spirito della misura governativa, che mirava alla creazione di posti da ricercatore realmente “nuovi”, cioè aggiuntivi rispetto alla precedente programmazione a regime dei singoli Atenei.
Tutto ciò in mancanza di una chiara e reale volontà di sospensione della progressione interna delle carriere, quella stessa che abbiamo osservato essere causa primaria del deficit e dunque del vincolo del 35% sull’impiego della totalità delle risorse presenti e future rese potenzialmente disponibili dal turn over: In linea con la “Relazione di Bilancio pluriennale per il quadriennio 2007-2010” (“È autorizzata la chiamata di idonei interni all’Università di Pisa finanziata da “uscite incentivate, ovvero derivanti da trasferimenti ad altri enti, a condizione, per entrambe le previsioni, che il posto non sia stato già ricoperto da un ricercatore” e “una quota non superiore al 20% dell’eventuale aumento del FFO consolidabile, potrà essere destinata alle chiamate di idonei”), nel Senato accademico del 10 giugno 2008 il Rettore ha proposto di utilizzare per le chiamate degli idonei 2,50 punti budget derivanti dai prepensionamenti anticipati (vincolati da regolamento all’assunzione di ricercatori) per diminuzione degli anni di fuori ruolo, da ripartire alla pari fra associati e ordinari.

c) Anagrafe
In seguito al maturare di un processo di valutazione sulla criticità delle condizioni del lavoro precario nei settori della ricerca e della didattica nella nostra Università, processo innescato dal referendum indetto e organizzato nel marzo 2006 dalla Rete Nazionale Ricercatori Precari – Nodo di Pisa, nel periodo compreso fra i mesi di maggio e settembre dello stesso anno si è costituito un tavolo di riflessione e di confronto con i rappresentanti dell’Ateneo, allo scopo di delineare i contenuti politici e tecnici del problema e di definire una linea di azione concreta, volta in prima istanza a individuare il numero effettivo e le diverse tipologie delle figure non strutturate impegnate a vario titolo nella ricerca e nella didattica, che una stima prossimale vede assommarsi a più di 3000 unità (compresi specializzandi e dottorandi). Su questa scia, dopo vari momenti di discussione ed elaborazione congiunta del progetto, all’inizio del 2007 il Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo ha deliberato lo stanziamento di 40.000 euro per la produzione e lo sviluppo del software “Unimap2”, capace di stimare e di monitorare la concentrazione e il lavoro dei ricercatori e dei docenti non strutturatu in servizio dal 01/01/2007 (oltre che degli specializzandi e dei dottorandi), affidato alla cura dei tecnici informatici della stessa università. Tempo di realizzazione previsto: fine novembre-inizio dicembre 2007.
In base agli accordi stabiliti, lo strumento in parola, consistente in un database di singole cartelle storico-anagrafiche, facilmente aggiornabile, intenderebbe configurarsi non soltanto come dispositivo elettronico tra i più adeguati e funzionali per facilitare la quantificazione e il monitoraggio del fenomeno della precarietà universitaria (strumento conoscitivo), ma anche quale efficace mezzo ai fini di una migliore programmazione economico-finanziaria negli ambiti dell’impiego e della gestione di risorse umane altamente qualificate (strumento gestionale-valutativo).
Dopo un ultimo incontro del 6 dicembre 2007 per definire, causa motivi tecnici, lo slittamento concordato del varo di “Unimap2” ai primi del mese di febbraio 2008, solo in seguito a una richiesta formale di chiarimento sulla mancata attivazione inoltrata il 19 marzo p.p. a firma congiunta del Presidente dell’Intersindacale, prof. Paolo Gianni, e del dott. Luca Frassineti, in qualità di delegato della Rete Nazionale Ricercatori Precari – Nodo di Pisa, il 9 aprile 2008 l’Ateneo convocava un ulteriore riunione del tavolo tecnico congiunto per presentare ai delegati dei ricercatori/docenti precari la versione pressoché definitiva del database in oggetto. Da allora, tuttavia, a due anni dall’inizio della discussione, a più di un anno dal finanziamento e circa due mesi dal termine della fase elaborativa, il 3 giugno 2008, in occasione del previsto incontro pubblico del Rettore e/o dei suoi delegati con le rappresentanze sindacali, che al primo punto dell’ordine del giorno aveva in scaletta “Anagrafe dei precari – Unimap2”, il pro-rettore agli affari giuridici Barsotti e con lui il direttore amministrativo Grasso sceglievano deliberatamente di tacere sugli ultimi sviluppi del progetto e sul suo effettivo battesimo, in polemica con la scelta di Flc-Cgil di ammettere all’incontro il dott. Luca Frassineti, in qualità di proprio esperto.
Il capzioso ostruzionismo sull’anagrafe – auguriamoci di essere presto smentiti – si accompagna ad un diffuso (e purtroppo comune) difetto di trasparenza, per giunta entro un contesto talmente difficile che voci ufficiose ma sempre più insistenti paventano ovvero minacciano addirittura il rischio di commissariamento, terribile per un’istituzione antica e prestigiosa come quella dell’alta formazione a Pisa. Perché se è vero che alle università viene riconosciuta dal governo centrale piena indipendenza nelle decisioni politiche e amministrative, va anche ricordato che tale autonomia non significa la “libertà di fare ciò che non è proibito dalla legge”; anzi, essa dever rimanere un concetto positivo e comprende regole generali di funzionamento dietro cui si esercita il potere decisionale di ognuno (Fulvio Tessitore, “Repubblica” di Napoli, 22 marzo 2008), a meno di non voler rischiare di mettere in crisi le ragioni stesse del patto sociale su cui si regge la civile convivenza.

Da mesi, come Rete Nazionale Ricercatori Precari interpelliamo in forme ufficiali il Rettore, il Consiglio di amministrazione, il Senato accademico e, in forme ufficiose, i colleghi strutturati, reclamando inascoltati l’esigenza di discutere attorno a questioni di carattere locale e nazionale di evidente interesse per tutti, quali:
programmazione e reclutamento, in considerazione tanto dell’assegnazione di eventuali fondi straordinari quanto della liberazione di risorse dai prossimi pensionamenti (e dalla progressiva abolizione del “fuori ruolo”), secondo criteri che assumano l’esercizio inscindibile dell’attività di ricerca e di insegnamento quale principio cardine degli obiettivi universitari e del pari tengano conto delle sofferenze didattiche e scientifiche, valutate sulla base della continuità temporale di rapporti di lavoro non subordinato (assegni, borse di studio, co.co.co., professori a contratto) per la copertura sia di progetti di ricerca sia di corsi fondamentali di docenza;
riassetto, semplificazione e miglioramento dei rapporti di lavoro non subordinati in ricerca e in didattica, secondo i principi di garanzia sanciti nella Carta europea dei ricercatori – Codice di condotta per l’assunzione dei ricercatori del 23 marzo 2005, al fine di provvedere alla progressiva e rapida sostituzione dei suddetti rapporti di lavoro non subordinato con un’unica forma di contratto subordinato a tempo determinato, assimilabile al ricercatore confermato a tempo pieno, con la qualifica di ricercatore a tempo determinato;
costruzione di una piattaforma propositiva per il riordino del sistema universitario, in relazione ai temi dell’autonomia, dell’adeguamento delle risorse, della valutazione e trasparenza, dell’assetto della docenza e del reclutamento, attorno alla quale attrarre un movimento ampio di discussione e di partecipazione di tutte le componenti (docente in senso lato, tecnico-amministrativa, studente) che possa meglio indirizzare gli orientamenti del governo centrale.

Persistiamo nell’invitare l’Ateneo ad aprire su questi temi un tavolo di confronto allargato che accolga un rappresentante della Commissione VI – Bilancio, programmazione e sviluppo (quale responsabile per la programmazione); un rappresentante del Collegio dei direttori di dipartimento e dei centri interdipartimentali; un rappresentante del Senato accademico (quale organo “che determina la politica culturale dell'Università”, che “esercita compiti di programmazione e di governo, coordina le attività universitarie e ne valuta l’efficienza”); un rappresentante del Nucleo di valutazione (quale organo “titolare delle funzioni di valutazione interna dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità della gestione amministrativa, delle attività didattiche e di ricerca”); un rappresentante del Collegio dei revisori dei conti (quale “organo di controllo che esprime parere obbligatorio sulle materie di bilancio”); un rappresentante sindacale del personale tecnico amministrativo, al fine di coinvolgere le RSU in un nuovo percorso di condivisione delle responsabilità nei confronti dei diversi componenti della Comunità Universitaria.
D’altronde, visto che l’esperienza assidua nelle strutture e le proposte del Rettore nel Senato accademico del 10 giugno 2008 confermano la volontà di proseguire nell’impegno di risorse a favore piuttosto delle promozioni interne che delle nuove assunzioni (come dichiarato dallo stesso Rettore, i posti corrispondenti alle posizioni dei ricercatori in formazione non sono posti “liberi”), riteniamo un ulteriore obiettivo quello di innalzare la disponibilità di informazioni inerenti l’accesso a dati e riferimenti normativi specifici, quali:
l’ammontare del FFO attribuito all’Ateneo per il biennio 2007-2008;
la relazione esplicativa relativa al bilancio consolidato dell’anno trascorso e del bilancio di previsione per l’anno in corso, e l’estratto concernente gli oneri di personale e i maggiori oneri derivanti dai rinnovi contrattuali e incrementi stipendiali per il biennio 2008-2009;
il piano di pensionamenti del personale docente ricercatore per il prossimo triennio, incluso il “fuori ruolo”;
il piano di applicazione locale dell’ex D.M. 270/04 e situazione attuale dei Corsi di studio rispetto ai requisiti minimi introdotti dal suddetto decreto.

Purtroppo, sinora dobbiamo registrare la pressoché assoluta assenza di reazione delle parti. Che peraltro non deve stupire in una generazione “baciata dagli dei”, abituata ad avere e a prendere tutto, a non lasciare nulla, anzi a fare ostruzione a coloro che seguono, perché in definitiva “questi ‘frontalieri della storia’ cos’hanno saputo fare? Cos’hanno costruito per il futuro con i loro slanci, le loro battaglie al riparo dalle guerre e le loro allegre rivoluzioni sessuali?” (Marco Santagata, Voglio una vita come la mia, Parma, Guanda, 2008).

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